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Utente : angelarte

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    • Buondì - :) salve a tutti :D
    • S. Maria Capua Vetere, rinasce l'anfiteatro - [img]http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2008/07/30/7281242--180x140.jpg[/img] Ultimato il restauro dell'arena, seconda solo al Colosseo Ripavimentati due piani e ricostruita una parte delle scale CASERTA - Nella polvere della sua arena combatté Spartaco e di sicuro i ventisettemila visitatori annui che ne percorrono le vestigia avvertono ancora il fascino di quell'appassionante vicenda storica. L'Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, l'antica Capua, secondo solo al Colosseo, potrebbe attirare un numero maggiore di turisti, ma, come rimarca Valeria Sampaolo, funzionaria della nuovissima Soprintendenza ai beni archeologici di Caserta e Benevento, «non è abbastanza conosciuto, se ne parla troppo poco». Da stasera l'antica struttura romana ospiterà la rassegna «Teatri di pietra» ( vedi articolo qui a fianco) che potrà senz'altro contribuire al rilancio dell'immagine dello splendido sito archeologico appena restaurato, dopo due anni di lavoro. In realtà, nell'Anfiteatro sono già stati in passato allestiti spettacoli di prosa, ma l'utilizzo degli spazi dopo il restauro cambierà profondamente. «Abbiamo ripristinato », spiega Valeria Sampaolo, «gli antichi piani di calpestio nell'area sudorientale, rendendoli praticabili. In sostanza, dove prima c'erano solo terra ed erba ora ci sono pavimentazioni che offrono nuovi percorsi di visita ma anche spazi per manifestazioni culturali e spettacoli ». [img]http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2008/07/30/7281248--180x140.jpg[/img] L'Anfiteatro, insomma, oggi assomiglia di più a un moderno stadio. «Sì, ed è meglio comprensibile per il visitatore quello che fu il funzionamento reale della struttura. Abbiamo realizzato pure la ricostruzione di una parte minima della scalinata che conduceva ai piani superiori, dove ciascuno poteva salire senza ostacolare gli altri spettatori. L'idea è quella di mostrare qualcosa in più di un rudere: un edificio in cui si possano intuire le funzioni originarie degli spazi». Il restauro è stato finanziato con fondi europei del Pit Antica Capua: si tratta di un milione e 750 mila euro. «Il lavoro», aggiunge la funzionaria della soprintendenza guidata da Mario Pagano, «è stato avviato nel 2003 2004. Ora, dovremmo riuscire a siglare un innovativo accordo con il Comune per la gestione ordinaria del sito. Tra l'altro, abbiamo ripristinato l'antico sistema di smaltimento delle acque per cercare di limitare i danni delle piogge, in mancanza di una copertura». Ma qual è, chiediamo a Valeria Sampaolo, la tipologia del visitatore del sito? «Per lo più arrivano turisti tedeschi o polacchi, forti di una tradizione nel settore archeologico e quindi consapevoli dell'esistenza di questo straordinario Anfiteatro in Terra di Lavoro. Pochissimi, invece, gli americani, nonostante la vicinanza della base Usa di Gricignano ». La nuova Soprintendenza assicura però che, con il restauro, è stata posta la base per una nuova e più intensa fruzione dell'area. Dovrebbero inoltre iniziare presto i lavori per la realizzazione di un nuovo ingresso nella piazza. Del resto, l'Anfiteatro meriterebbe ben altro successo nei circuiti del turismo culturale. Preceduto da un'arena più piccola della seconda metà del II secolo a.C., fu costruito tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C., e restaurato da Adriano e Antonino Pio. Organizzato su quattro piani ad arcate, misura 165 metri per 135 metri circa per un'altezza di circa 46 metri. I primi tre ordini erano formati da ottanta arcate in travertino ornate da 240 busti per lo più di divinità. Particolarmente interessanti i sotterranei, con nove corridoi destinati ad ospitare macchinari, gabbie per belve e scenografie. «Questi materiali venivano issati in scena tramite sistemi di elevazione: anche i gladiatori salivano attraverso rudimentali ascensori». A testimoniare l'uso dell'arena per i giochi dei gladiatori con le belve ci sono i ritrovamenti, avvenuti durante gli scavi degli anni Cinquanta del secolo scorso, di ossa di animali esotici. «Bisognerebbe scavare ancora», sottolinea l'archeologa Luciana Jacobelli, autrice del volume Gladiatori a Pompei. «Sarebbe necessario», prosegue, «ed era anche in progetto, perché non lontano dall'Anfiteatro doveva esserci il ‘‘ludo gladiatorio'' ovvero il luogo dove i campioni dell'imperatore si allenavano. Anche vicino al Colosseo sono state fatte importanti scoperte». L'Anfiteatro campano aveva poco da invidiare al suo «omologo» nella Capitale: come il Colosseo era riccamente decorato e sfarzosamente costruito con materiali pregiati. Ancora oggi esistono balaustre di marmo e busti decorativi. E nel corso dell'ultimo restauro c'è stata qualche nuova acquisizione scientifica: «Abbiamo capito meglio», conclude Valeria Sampaolo, «come funzionavano tecnicamente alcuni spazi e come erano costruiti i pavimenti in calcare e marmo. Si tratta di precisazioni e non di grandi scoperte, ma per gli archeologi sono dettagli importanti». http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it
    • A Milano le mele giganti per "Unexpected" di De Braud - [img]http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=62&ID_file=1006[/img] Due gigantesche mele volteggeranno nel cielo di Milano. Fino al 6 settembre, infatti, al Museo Diocesano sarà possibile ammirare «Unexpected», la grande installazione di Alberto De Braud nell’ambito di «MuDi contemporanea». L’opera è una scultura di 9 metri di altezza in polietere ed elio, composta da due mele giganti sovrapposte, collocata a 15 metri di altezza nel cortile del Museo, visibile sia dall’interno che all’esterno dell’edificio. A caratterizzare «Unexpected» è l’idea di fondo di uscire dagli spazi circoscritti di una istituzione per dialogare con il paesaggio metropolitano circostante. Quello che affascina Alberto de Braud è la reinvenzione dell’oggetto, colto nella sua enigmaticità, nel suo respiro simbolico e vitale. Gli elementi che compongono l’opera si sganciano dalla loro identità funzionale e diventano pretesti per la messa in scena aerea di forme che evocano sensazioni di fragilità e leggerezza, caratterizzate da un costante senso di equilibrio e da un’ironica visione della realtà che, per l’artista, è sempre in bilico. De Braud si appassiona all’accumulazione, alla sequenza, alla moltiplicazione. Nei suoi lavori in cui oggetti, ormai decontestualizzati, si ripetono, si ritrova l’enfatizzazione della dimensione del gioco. Filo conduttore comune a tutte le opere rimane il concetto di idea metaforica che, come ha detto lo stesso artista, «mordere la realtà per crescere» è la cosa più importante e non la capacità tecnica di trattare un materiale. http://www.lastampa.it

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